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Autocertificazione o autodichiarazione? Ecco quando utilizzare l’una o l’altra

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Oggigiorno, per adempire all’espletamento di pratiche riguardanti la sfera lavorativa e la sfera personale, è sempre più frequente l’utilizzo di determinate autocertificazioni o dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà.

Tuttavia, non sempre è chiara la distinzione che c’è tra le due tipologie di autocertificazioni, e ciò, spesso, ha portato ai cittadini a confondersi e a scegliere la tipologia sbagliata, causando una battuta d’arresto nel completamento della pratica.

In realtà, è molto facile sbagliarsi: questo perché la forma delle autocertificazioni e delle dichiarazioni sostitutive degli atti di notorietà è pressoché uguale, ciò che li distingue è soprattutto il contenuto, ossia gli stati, le qualità personali ed i fatti che possono essere o non essere autocertificati.

Vediamo, nello specifico, differenze ed affinità delle autocertificazioni e delle dichiarazioni sostitutive degli atti di notorietà

   

Differenze tra autocertificazione e autodichiarazione

Autocertificazione

È chiamata anche dichiarazione sostitutiva; questa tipologia di documento dichiara tutti quei fatti, stati e qualità personali che hanno il carattere di certificato pubblico; in altre parole, si può autocertificare tutto  ciò che è contenuto all’interno dei registri pubblici e che è, quindi, verificabile tramite i certificati originali.

Esempi di autocertificazioni sono:

Dichiarazione sostitutiva di atto notorio                                                                                        

È definita anche autodichiarazione; questa tipologia di documento dichiara tutti quei fatti, stati e qualità personali che è nota ad una cerchia di persone e viene formalizzata, ma che non è contenuta all’interno dei registri pubblici e che, quindi, non è verificabile tramite certificati originali.

Esempi di autodichiarazione sono: il possesso di un immobile, l’aver subito danni per calamità naturali, essere eredi di un determinato soggetto… .

Attenzione però: se il contenuto del documento riguarda intenzioni per il futuro (come rinunciare ad un’eredità) non si può autodichiarare, bensì bisogna avvalersi della figura del notaio.

 

 

Affinità

La prima cosa che accomuna le dichiarazioni sostitutive e le dichiarazioni sostitutive degli atti notori è che non possono essere utilizzati per

  • certificati medici, sanitari e veterinari;
  • certificati di conformità CE;
  • certificati di marchi e brevetti;
  • certificati di origine;
  • documenti che non sono scritti in lingua italiana (in questo caso, l’atto dovrà essere prima tradotto in maniera corretta).

Le autocertificazioni e le autodichiarazioni possono essere  scritti su un foglio bianco,  essere scaricati moduli da riempire o essere ritirati dagli Uffici Comunali.

Queste tipologie di documenti sono firmate da un soggetto che si assume la responsabilità di ciò che è scritto nel documento; infatti, l’ente che  sarà in possesso del documento, davanti ad un ipotetico dubbio sulla veridicità del contenuto, potrà effettuare una verifica e, in caso di dichiarazione non veritiera, si risponderà dei reati di falso (in determinati casi, il soggetto può essere punito anche con la reclusione).

Ancora, questi documenti non hanno bisogno né della marca da bollo, né dell’autenticazione della firma, quindi sono totalmente gratuiti (eccetto, però, le autodichiarazioni rivolte a privati, che prevedono sia l’autenticazione della firma, sia il pagamento della marca da bollo, oltre anche al pagamento dei diritti di segreteria).

Le autocertificazioni e le autodichiarazioni devono obbligatoriamente essere accettate da:

  • Gli enti pubblici e le amministrazioni: (Inps, Province, Regioni, Comuni, Ministeri)
  • I servizi pubblici: (Enel, Poste Italiane, salvo ciò che concerne i servizi legati al Bancoposta, aziende di trasporto)

Questi enti sono obbligati ad accettare questi atti; nel caso in cui, però, decidono di rifiutarle, nonostante non ci siano i requisiti per fare ciò,  l’ente commetterà un reato punibile penalmente (ai sensi dell’art. 328 c.p. “Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione”).

Ci sono, inoltre, altri enti che hanno la facoltà di poter accettare o meno le dichiarazioni, e sono:

  • I tribunali
  • I privati (banche, aziende private, uffici notarili, società assicurative)

Questi atti possono essere redatti sia da cittadini italiani che da cittadini della Comunità europea; anche i cittadini extracomunitari residenti in Italia possono autocertificare ed autodichiarare, ma solo quegli atti e quei fatti che possono essere verificabili presso soggetti pubblici e privati.

 

 

Per quanto riguarda la validità dal punto di vista temporale, la durata dipende dal tipo di autocertificazione ed autodichiarazione: alcuni non hanno una data di scadenza, altri hanno validità di sei mesi, altri ancora hanno la stessa durata  del documento originale.

Per concludere, possiamo consigliare che è sempre meglio informarsi prima di procedere alla compilazione di un’autocertificazione e/o autodichiarazione, in modo da operare fin dal principio in maniera corretta ed evitare inutili sprechi di tempo.

 

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